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SVEZIA - Scheda paese

Previsioni

L'economia svedese è caratterizzata da una crescita di difficile lettura. L'attuale tasso di sviluppo pari a circa 3,8% realizzato senza significativi aumenti dell'occupazione dá da pensare agli economisti svedesi; le spiegazioni che si danno di questa “paradossale” situazione variano a seconda della cultura politica di appartenenza di chi analizza questa fase congiunturale o della chiave che si usa per una sua lettura.

L'interpretazione “politica” è la più ricorrente, ad un anno dalle prossime elezioni. Il fatto stesso però della ricorrenza di molti e contrastanti, ma plausibili, giudizi sullo state dell'arte della situazione economica del Paese testimonia della mancanza di strumenti di analisi appropriati, rigorosi ed esaustivi.

Le divergenti interpretazioni possono essere raccolte in due posizioni polarizzate: la crescita dell'economia non genera occupazione perchè è drammaticamente aumentata la produttività grazie ad investimenti in automazione degli impianti e nella meccanizzazione delle attività produttive; i dati della crescita sono “gonfiati” perchè non computano correttamente gli effetti del merchanting - outsourcing in Paesi a basso costo di manodopera - sulla crescita del PIL o sull'incremento della produttività.

La globalizzazione ha portato ad una situazione di competitivitá internazionale senza precedenti! Le aziende produttrici devono far fronte a incessanti e continue richieste di riduzione di prezzi, che possono essere soddisfatte solo attraverso drammatici tagli ai costi di produzione. Situazione che viene puntualmente affrontata e che vede continuamente crescere l'accesso a subforniture da Paesi a bassi costi di produzione e/o la dislocazione delle proprie attività produttive in quei Paesi.

La locale “confindustria” rimprovera al governo la riluttanza a voler comprendere o riconoscere i bisogni reali del Paese al fine di creare le condizioni necessarie all'arresto del dissanguamento costituito dai disivestimenti di attività trasferite in Oriente ed al mantenimento e alla crescita di insediamenti d'impresa in Svezia.

Un primo tiepido passo in questa direzione è stato pur fatto: dal 1 gennaio del 2005 è stata soppressa la tassa sulle successioni. Ma le imprese si apettano ben alto dal governo: l'abolizione dell'imposta sui cespiti patrimoniali; l'alleviamento della pressione fiscale; la riduzione degli oneri sociali a carico delle aziende; insomma, uno “snellimento” dello “stato patrimoniale” del Paese che innescherebbe meccanismi salutari sul “conto profitti e perdite”.

Ad ogni buon conto si prevede che la crescita dell'economia continuerà, anche se in modo più contenuto, sia nel 2005 (+3,0%) che nel 2006 (+2,5%).

La perdita di valore del dollaro è la causa prima di questo rallentamento: per i gruppi industriali svedesi sarà difficile ripetere la performance delle esportazioni registrate nel 2004 nei confronti dei Paesi dell'area del dollaro o verso quei Paesi asiatici che legano le loro valute al valore del dollaro. Allo stesso tempo essendo per questa ragione i prodotti di quei Paesi più a buon mercato, aumenteranno le importazioni svedesi dall'Asia e dall'America. Per il 2005 l'export aumenterà del 6,5% mentre l'import crescerà del 7,5%. Il saldo commerciale continuerà però ad essere decisamente positivo (circa 16 miliardi €, l'accumulato dell'anno).

Come si è accennato, il fatto che diversi settori produttivi vadano a gonfie vele non genera benefici effetti sull'occupazione. Si prevede un leggero aumento durante la seconda metà del 2005, quando il tasso di disoccupazione totale si assesterà su un livello del 7,3%. Val la pena di ricordare ancora una volta le paure espresse da molti economisti: la disoccupazione in Svezia, come nella maggioranza degli altri Paesi occidentali, si allineerà su un più elevato livello “naturale” o strutturale, anche durante periodi di significativa espansione economica. La Svezia e l'Europa Occidentale perdono occupazione nei settori produttivi a favore di Paesi a basso costo di manodopera. La sfida del futuro per i Paesi industrializzati dell'Occidente è quella di creare occupazione per i grandi gruppi di lavoratori, spesso con basso livello di formazione, che perderanno lavoro quando le produzioni verranno trasferite in Paesi terzi.

I prezzi dei beni e dei servizi continuano ad essere molto stabili. A novembre l'inflazione era dello 0,5%; il margine di riserva fino al limite di “guardia” del 2% vigilato dalla Banca Centrale è quindi molto notevole. La ragione principale di questa pressione inflazionistica storicamente bassa è da ricercare nell'apprezzamento della corona negli ultimi anni, che ha fatto diminuire i prezzi delle importazioni. L'aumento della produzione favorita da forti incrementi di produttività e contratti collettivi con modesti aumenti dei salari sono altre cause del contenutissimo livello di inflazione.

La Banca Centrale non ha quindi ragione di ritoccare i tassi di riferimento, sul breve. Sul lungo periodo invece è necessario valutare bene quale sarà l'andamento del prezzo del petrolio, un fattore che ha decisa influenza sull'inflazione. Finora l'apprezzamento della corona ha assorbito le punte più estreme dell'aumento del greggio, quotato in dollari. Questo ammortizzatore non durerà però all'infinito; se il prezzo del petrolio continuerá ad aumentare a fronte di una corona che non si apprezzerà ulteriormente, l'inflazione ne risentirà. Sembra comunque che per questa volta il prezzo del petrolio abbia raggiunto il top e si sia assestato attorno a livelli che non avranno riflessi negativi sull'inflazione: non è perciò prevedibile un aumento dei tassi di riferimento da parte della Banca Centrale prima della seconda metà dell'anno, ed in tal caso l'aumento non sarà superiore a 0,5 punti percentuali.

Se le esportazioni hanno dato un contributo significativo allo sviluppo dell'economia svedese nel 2004, anche la componente più significativa del PIL, i consumi privati , ha contribuito positivamente allo sviluppo (+2,2%). Si prevede che i consumi privati aumenteranno in maniera ancora più consistente nel 2005, + 3,0%, grazie anche alle misure di politica finanziaria programmate per l'anno; mentre un probabile aumento dei tassi di interessi nella seconda metà dell'anno a livelli comunque storicamente ancora bassi e i ritocchi in maggiorazione alle imposte comunali in 87 comuni di aree periferiche e quindi di peso marginale sul tatale della domanda, non avranno la forza di interrompere la crescita dei consumi, anche perchè nel 2005 si prevede una ulteriore diminuzione della quota di risparmio delle famiglie.

Questo quadro abbastanza positivo dell'economia svedese nel 2005, che sconta anche una previsione incoraggiante dell'aumento dei consumi pubblici (+1,5%) e degli investimenti lordi,

+ 5,5%, (+1,8% nel 2004) non viene turbato dalla necessità incombente di misure per il risanamento dei conti pubblici: nel 2004 il bilancio dello stato mostrava un saldo negativo pari al 2% del PIL, mentre il debito pubblico rimaneva ancorato al 50% del PIL.

Interessanti per quel che riguarda alcuni prodotti tipici del ”made in Italy ”, le previsioni di sviluppo in valore dei comparti di riferimento: beni di largo consumo (con alimentari e bevande alcoliche) +3,5%; abbigliamento e calzature +4,5%; mobili + 7,0%.

La Svezia, un Paese di circa nove milioni di consumatori/abitanti, rimane in particolare caratterizzata da importanti connotati strutturali che contribuiscono a renderla particolarmente appetibile agli operatori stranieri:

Grazie a questi fattori, durante gli ultimi 10 anni è stata notevole la crescita del flusso di investimenti in entrata e degli insediamenti diretti di società straniere in Svezia. Importanti negli ultimi anni le acquisizioni italiane: Wasabröd, leader nelle produzioni di pane biscottato e gallette da parte della Barilla; Futurum, cappe per cucine, da parte della Faber; Höganäs, ceramiche, da parte della Richetti; Structo, tubi idraulici, da parte della Vobarno.

La Svezia nel 2004

Con un PIL di circa 277 miliardi di Euro la Svezia registrava nel 2004 una crescita pari al 3,5%; solo la Finalndia, tra i Paesi della “vecchia” Europa, faceva meglio(+3,7%)!

L'export con un valore di circa 100 miliardi di EURO partecipava con ben quasi il 36% alla composizione del PIL! All'aumento del 9% rispetto al 2003 contribuivano particolarmente i prodotti minerali, ferro ed acciaio (+23%), mezzi di trasporto (+13%, vicoli industriali - Scania e Volvo - da soli +25%!)), elettronica e telecom (+14%), alimentari (il nuovo settore boom della Svezia, +10%). Anche le importazioni sono notevolmente aumentate nel 2004 (+8%), non però al punto da interrompere il tradizionale aumento dell'avanzo della bilancia commerciale svedese che a fine anno segnava un valore record pari a circa 19 miliardi di EURO.

Un importantissimo contributo allo sviluppo economico del Paese nel 2004 veniva dato anche dai consumi privati che registravano un incremento del 2,2%. In particolare, per quanto riguarda la componente delle vendite al dettaglio , a fronte di un moderato sviluppo delle vendite di beni di largo consumo (+1,5%) durante l'anno è continuato il trend ben più positivo delle vendite di beni durevoli (+5,5%) con un incremento del 7% del comparto dell'elettronica, 4% abbigliamento, 7% mobili e 6% sport e tempo libero.

A fronte di una diminuzione dello 0,6% nel 2003 gli investimenti lordi, posta di vitale importanza per il futuro dell'economia del Paese, notavano una sostanziale ed incoraggiante ripresa nel 2004 (+1,8%).

I prezzi dei beni e servizi sono stati molto stabili nel 2004: l'inflazione misurata in indice dei prezzi al consumo (KPI) era dello 0,5%; con largo margine quindi rispetto all'obiettivo inflazionistico della banca centrale del 2% su un intero ciclo congiunturale. Questa pressione inflazionistica storicamente molto bassa ha tra le sue cause lo stabile apprezzamento della divisa svedese negli ultimi anni che ha permesso un notevole contenimento dei prezzi dell'import. Altre cause sono da ricercare nel fatto che il sostenuto incremento della produzione industriale è stato prevalentemente reso possibile da un significativo aumento della produttività; i contratti collettivi inoltre non hanno comportato drammatiche spinte salariali.

Nota dolente, in questo quadro abbastanza confortante dell'economia svedese, è la situazione del mercato del lavoro: la disoccupazione non diminuisce (ancora?). Al contrario nel 2004 sono scomparsi 30.000 posti di lavoro. Alla fine dell'anno la disoccupazione totale ammontava all'8,5% della forza lavoro (246.100 disoccupati dicharati e 134.300 persone coinvolte nei programmi di sostegno). Un problema molto sentito nel Paese - la sostenuta crescita del PIL che non ha benfici effetti sull'occupazione - soprattutto perchè non se ne riesce a diagnosticare cause sicure. Sono molteplici invece le chiavi di lettura: aumento della produttività, dislocazioni produtiive nei Paesi a basso costo di manodopera, poche vocazioni di nuove imprenditorialità, il settore pubblico che non ha ancora risorse sufficienti per riequilibrare l'offerta dei servizi pubblici con la domanda reale del mercato, ecc.

Il commercio con l'estero. La Svezia è un Paese all'avanguardia per quanto riguarda l'applicazione industriale e commerciale delle tecnologie e delle conoscenze più avanzate. Per quanto riguarda i settori di punta infatti la Svezia è considerata uno dei Paesi più avanzati del mondo: telecomunicazioni, IT, industria farmaceutica, biotech, veicoli industriali ed automobili, industria della carta, industria degli acciai speciali.

INTERSCAMBIO DEL PAESE 2004 (in MILIONI di Euro)
Bilancia commerciale Interscambio
con l'Italia con l'U.E. -25 con l'Europacon gli USAcon l'Asia
Export 100.080 3.705 58.827 72.25813.935 10.767
Import 81.103 2.791 59.280 69.0984.0847.373
Saldo 18.977 914 -453 3.1609.8513.394

Dati estrapolati dalle tabelle dello Statistiska centralbyrånStatistics Sweden

Principali prodotti esportati:

(sul totale delle esportazioni): manufatti dell'industria meccanica: 51,4% (di cui: macchinari 15,2%; mezzi di trasporto 14,3%, prodotti dell'elettronica e telecom 15,5%); prodotti dell'industria del legno 12,2% (di cui carta 7,4%); prodotti chimici 12,1% (di cui farmaci 5.9%); risorse minerali 9,3% (di cui ferro e acciaio 5,7%); alimentari 3,4%.

Principali prodotti importati:

(sul totale delle importazioni): manufatti dell'industria meccanica: 45,8% (di cui: macchinari 10,8%; elettrotecnica/elettronica/computer/telecom 17,2%; mezzi trasporto 11,0%); prodotti chimici e della plastica: 12,1%; prodotti energetici 9,7%; minerali 9,3%; tessili e calzature 5,1%; alimentari 7,7%; mobili 1,7%.

Principali partner commerciali nel 2004:

Paesi Fornitori (quota parte su totale importazioni della Svezia) : 1) Germania 18,9%; 2) Danimarca 9,2%; 3) Gran Bretagna 7,7%; 4) Norvegia 7,6%; 5) Paesi Bassi 6,8%; 6) Finlandia 6,2%; 7) Francia 5,4%; 8) Belgio 4,1%; 9) USA 3,4%; 10) Italia 3,4%.

Paesi Clienti (quota parte su totale esportazioni della Svezia): 1) USA 10,7%; 2) Germania 10,2%; 3) Norvegia 8,5%; 4) Gran Bretagna 7,9%; 5) Danimarca 6,6%; 6) Finlandia 5,7%; 7) Paesi Bassi 4,8%; 8) Francia 4,8%; 9) Belgio 4,5; 10) Italia 3,7%.

Da notare la notevole performance della Svezia verso gli USA, nonostante il rincaro dei prezzi dell'export svedese a causa del forte indebolimento del dollaro.

L'Italia

Le esportazioni italiane di beni verso la Svezia sono aumentate nel 2004 dell'8,2% rispetto al 2003 ed ammontavano in valore a circa 2.791 milioni di EURO, mentre le esportazioni svedesi verso l'Italia, per un ammontare di 3.705 milioni di EURO, registravano un incremento del 13,5%. Le importazioni svedesi dall'Italia nel 2004 pesavano nella misura del 3,4% sul totale delle importazioni del Paese, mentre le esporazioni svedesi verso l'Italia rappresentavano una quota parte del 3,7% sul totale delle esportazioni della Svezia nello stesso anno.

Interscambio con l'Italia

I dati, espressi in milioni di Euro , sono relativi al periodo gennaio-dicembre 2004. Tra parentesi sono riportate le variazioni percentuali rispetto al 2003.

Valore complessivo dell'export italiano verso la Svezia: 2.791 (+8,2%)

Principali voci dell'export italiano:

Valore complessivo dell'import italiano dalla Svezia: 3.705 (+13,5%)

Principali voci dell'import italiano:

L'aspetto critico di fondo delle relazioni commerciali tra l'Italia e la Svezia rimane sempre quello costituito dalla limitata presenza diretta di aziende italiane sul territorio svedese. L'Italia è nelle ultimissime posizioni tra i Paesi stranieri investitori: un grave limite, perché gli investimenti diretti f anno notoriamente da traino anche alle esportazioni di beni e servizi.