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Quadro giuridico di base del Franchising in Svezia
1. Introduzione
Il franchising è in continua crescita in Svezia. Attualmente esistono circa 15.000 società che esercitano la loro attività sotto questa forma. Gallerix, Pressbyrån, Hemglass, Guldfynd e Burger King sono esempi molto conosciuti di tali società. Il franchising è un fenomeno relativamente nuovo nel contesto dell'economia svedese, essendo ancora pressochè sconosciuto fino alla seconda metà degli anni '70. Alla diffusione del sistema non si è però accompagnata in Svezia la creazione e lo sviluppo di un assetto giuridico che regoli in modo specifico la materia; si rimanda invece ad una serie di leggi che disciplinano le diverse aree giuridiche toccate da questa forma societaria. Scopo di questa presentazione è quello di fornire un sintetico quadro del franchising e della giurisprudenza emersa in Svezia in relazione a questa particolare forma di distribuzione commerciale.
2. Il concetto del franchising
La forma societaria del franchising, che non è un concetto giuridico bensì un concetto economico-aziendale, comporta che un'organizzazione madre, l'affiliante o franchisor, conceda il diritto di uso di un sistema commerciale ben definito ed articolato ad un imprenditore indipendente, l'affiliato o franchisee, il quale ha così accesso a forme e modalità imprenditoriali ben sperimentate, ad economie di scala ed ad un costante supporto nella gestione quotidiana dell'azienda. Anche l'affiliante trae grande utilità dal sistema in quanto esso offre, tra l'altro, il vantaggio di una crescita commerciale più rapida e meno rischiosa.
Non esiste attualmente una definizione unitaria del franchising, ma l'Associazione Svedese del Franchising, www.franchiseforeningen.se, che è una corporazione di affilianti, ne da nel suo codice etico la seguente definizione:
"Il Franchising è un sistema di distribuzione di merci e/o servizi e/o tecnologie basato su uno stretto e continuativo rapporto di collaborazione tra aziende giuridicamente ed economicamente separate ed indipendenti, il franchisor ed ogni singolo franchisee. Nel franchising il franchisor concede al suo franchisee il diritto e contemporaneamente gli impone l'obbligo di esercitare un'attività conformemente ai criteri da lui stabiliti. Tale diritto autorizza e vincola il fanchisee, dietro pagamento diretto o indiretto di un compenso, ad usare il nome e/o il marchio, il know-how del franchisor."
Il franchising è quindi un modello di distribuzione usato per commercializzare beni e servizi diretti a consumatori o ad altri utilizzatori finali, in base al quale il franchisee opera, alla stregua di un concessionario, in nome e per conto proprio. Le differenze principali rispetto al contratto di concessione sono costituite dal vincolo delle attività promozionali, definite in clausole molto dettagliate, e dal diritto e obbligo dell'affiliato di usare la proprietà intellettuale ed il know-how dell'affiliante. Per il consumatore o per l'utilizzatore finale l'aspetto più appariscente di questo modello è probabilmente il diritto del franchisor di decidere l'assortimento del franchisee. Una tale forma di esclusività può però essere messa in discussione alla luce della normativa sulla limitazione della concorrenza (vedasi punto 3 seguente).
Si usa distinguere tre diverse tipologie di franchising: Trade Name Franchising, Product Distribution Franchising e Business Format Franchising. Nella prima forma l'affiliante ha diritto a promuovere la propria attività sotto una determinata denominazione commerciale. In questo caso l'affiliante è più interessato alla vendita del nome commerciale/marchio di sistema che alla distribuzione di beni o di servizi. Nel Product Distribution Franchising la situazione è inversa in quanto qui il rapporto è più focalizzato sulla vendita di beni e servizi, mentre è meno importante la denominazione sotto la quale viene gestita l'attività. La terza tipologia è costituita dalla combinazione delle prime due in quanto il rapporto di collaborazione riguarda sia le modalità di marketing e la denominazione di sistema che i beni e i servizi venduti. In Svezia quando si parla di franchising ci si riferisce prevalentemente all'ultima tipologia.
3. Legislazione nazionale ed europea in materia di franchising
(a) Norme di diritto svedese
Al di fuori degli aspetti legati alla tutela della concorrenza, in Svezia non esiste una legislazione specifica che regoli la materia del franchising. Molte sono comunque le aree giuridiche toccate da questa forma di distribuzione commerciale.
In occasione della stipulazione del contratto di franchising si deve, ad esempio, tener conto delle seguenti normative:
- Legge sulla Compravendita (Köplagen) (1990:931): Al riguardo dei singoli contratti di compravendita tra l'affiliante e l'affiliato può essere di attualità la Legge sulla Compravendita se il diritto di riferimento è quello svedese.
- Legge sui Contratti (Avtalslagen) (1915:218): Secondo la Corte Suprema - Högsta Domstolen (HD) - le parti di un contratto di franchising non possono essere sempre considerate del tutto equiparate in quanto la natura stessa del rapporto di franchising comporta che in certi casi il franchisee assuma una posizione di inferiorità, anche se la CS ritiene che normalmente il franchisee non si trova in una posizione forzata nei confronti del franchisor essendo il contratto di franchising stipulato tra due imprenditori. Secondo la CS possono però comunque configurarsi situazioni nelle quali clausole contrattuali (in un caso specifico una clausola di arbitrato), rimangono su richiesta ignorate. Se l'affiliante ha una posizione contrattuale manifestatamente più forte e se le condizioni contrattuali sono troppo squilibrate a suo favore, il contratto può essere oggetto di modifica in forza dell'articolo 36 della Legge sui Contratti. Questo articolo prescrive tra l'altro che condizioni contrattuali possono essere modificate o ignorate quando esse sono ingiuste in relazione al contenuto del contratto, alle circostanze che ricorrevano in occasione della conclusione del contratto, alle situazioni incorse successivamente e ad altre circostanze in generale.
- Legge sugli acquisti a rate tra operatori commerciali (Lag om avbetalningsköp mellan näringsidkare) (Lag (1978:599): Questa legge si applica quando le parti concludono un contratto di acquisto di merce il cui pagamento viene effettuato in poste determinate e differite ed il contratto prescrive condizioni che permettono al venditore la possibilità di riprendere il possesso della merce venduta se l'acquirente non adempie ai suoi obblighi contrattuali.
- Legge sul diritto di riferimento al riguardo di compravendite internazionali di beni mobili (Lag om tillämplig lag beträffande internationella köp av lösa saker) (1964:528): Questa legge può esser di attualità in occasione di contratti internazionali di compravendita tra franchisor e franchisee. Secondo tale norma vale sempre e in primo luogo, il diritto di riferimento concordato tra le parti; in mancanza di accordi valgono i principi interpretativi espressi nella suddetta legge. Se per esempio il diritto di riferimento dovrà essere quello svedese si applicherà la legge nazionale interna (1990:931) o la legge nazionale esterna ("internazionale") sulla compravendita (1987:822) che rimanda alla convenzione ONU sugli acquisti internazionali di merci.
- Legge sul rapporto di agenzia e Legge sulla commissione (Lag om handelsagentur) (1991:351) (och Kommisionslagen) (1914:45): Se la situazione dell'affiliato dovesse apparire simile a quella dell'agente è possibile che, in analogia, possano essere applicate le disposizioni della normativa in oggetto. Nella prassi svedese non si riscontrano però casi del genere.
- Legge sulla concorrenza (Konkurrenslagen) (1993:20): vedasi punto (b) seguente.
Si ricorda anche che nel 1990 l'Associazione Svedese del Franchising creò un comitato con la finalità di trattare aspetti, questioni e argomenti di carattere etico. Il comitato può agire di sua iniziativa o su richiesta delle parti. Tra i compiti più importanti il comitato ha avuto quello di definire e diffondere le regole etiche di comportamento che devono valere nei sistemi di franchising in Svezia e, quando il franchisor è svedese, nei sistemi di franchising di altri Paesi. Il punto di partenza più importante era costituito dal codice etico di comportamento che la European Franchise Association ha approvato a valere nei Paesi membri. Le regole etiche di comportamento svedesi contengono, tra l'altro, la definizione del franchising data nel punto 2. È opportuno notare infine che la soluzione di controversie o l'interpretazione critica dei contratti non rientrano tra i compiti del comitato, che deve invece esclusivamente trattare questioni di carattere etico.
(b) Il diritto comunitario
La legislazione comunitaria di riferimento per quanto riguarda il franchising svedese è quella attinente alla normativa sulla concorrenza che trova applicazione essendo stata recepita nella sua intierezza nell'assetto legislativo del Paese.
Nel sistema del franchising l'accordo tra fornitore e distributore (verticale) è spesso limitativo dal punto di vista della concorrenza e quindi in contrasto con l'articolo 81 (1) del Trattato della Comunità Europea, o dell'articolo 6 della Legge svedese sulla concorrenza.
Gli accordi verticali sono tuttavia permessi grazie ad una eccezione generale (introdotta da Regolamento UE 2790/99 e legge svedese SFS 2000:1193) perchè essi possono contribuire in modo sensibile alla promozione del commercio intracomunitario; a condizione che le parti non abbiano una posizione dominante, ovvero quote di mercato comuni superiori al 30% rispettivamente 35% (legislazione svedese) nel loro mercato più importante. L'applicazione dell'eccezione generale presuppone inoltre che l'accordo non contenga clausole limitative della concorrenza, quali restrizioni geografiche o imposizione dei fornitori, dei clienti e dei prezzi. Con le debite eccezioni! - è ad esempio permesso al franchisor di imporre un prezzo massimo di vendita o un prezzo raccomandato.
Normalmente il contratto di franchising, quando non configura un cosiddetto accordo "trascurabile"(accordo tra parti che hanno quote di mercato cumulative inferiori al 10%), contiene clausole in diretto contrasto con il diritto comunitario o con il diritto nazionale sulla concorrenza. In precedenza quando non si era sicuri se il contratto rientrasse nei casi previsti dall'eccezione generale, era possibile chiedere l'ammissione ad un'eccezione individuale o richiedere un cosiddetto interpello assolutorio a priori. Il 1 maggio 2004 l'assetto applicativo delle norme UE sulla concorrenza è stato radicalmente riformato e le modifiche recepite nella legislazione svedese sono entrate in vigore il 1 luglio 2004. Queste modifiche comportano, tra l'altro, la scomparsa della possibilità di richiedere l'ammissione all'eccezione individuale o l'interpello assolutorio. Adesso sono le parti a dover valutare se i loro accordi sono in contrasto con le regole sulla concorrenza o meno; il contratto, le decisioni o i comportamenti sono quindi validi se rispettano le condizioni previste dal regolamento sulla concorrenza.
4. Il contratto di Franchising
Il contratto gioca un ruolo importante nel rapporto di franchising; esso costituisce uno strumento indispensabile sia per le possibilità che offre di una gestione corretta dell'attività ma anche perchè fornisce i presupposti per sciogliere in maniera non drammatica un rapporto che alla fine può diventare insostenibile. Il contratto di franchising, avendo ad oggetto un lungo rapporto di collaborazione tra due parti, oltre che essere chiaro e concreto deve poter contenere regole che disciplinano il maggior numero possibile di situazioni che possono insorgere tra le parti durante un lungo periodo di tempo.
Il contratto di franchising non è soggetto a vincoli formali, ma è pressochè impossibile gestire un rapporto di franchising senza un contratto scritto.
Anche sotto l'aspetto delle leggi sulla concorrenza è utile, in caso di controversia, poter far riferimento ad un contratto scritto.
Le parti di un accordo di franchising devono essere costituite da società indipendenti che abbiano possibilmente la forma sociale di società di capitali; in caso diverso, ad esempio, l'affiliante avrebbe difficoltà a controllare la situazione economica dell'affiliato.
Il contratto di franchising è inoltre pensato in primo luogo come un accordo tra persone giuridiche; se l'affiliato è rappresentato da una persona fisica, l'affiliante dovrà in ogni caso assicurarsi che l'affiliato non agisca in modo troppo dipendente al punto da farlo considerare impiegato nell'azienda dell'affiliante.
Al fine di contribuire ulteriormente alla separazione societaria delle parti, l'affiliato dovrebbe avere una ragione sociale diversa da quella dell'affiliante, cosa che può anche dimostrarsi utile quando il rapporto di collaborazione commerciale tra le parti dovrà essere sciolto.
Prima della firma del contratto il franchisor è tenuto a fornire al franchisee informazioni sul futuro rapporto di affiliazione. L'Associazione Svedese del Franchising ha elaborato un documento che definisce le responsabilità del franchisor per quanto riguarda il contenuto delle informazioni. Esse devono essere fornite per iscritto e devono riguardare almeno:
- Sintesi: Una sintetica descrizione dell'idea commerciale, dei compiti del franchisor e del franchisee e del settore di appartenenza dell'attività svolta nel rapporto di franchising.
- Il Franchisor: Informazioni sull'attività dell'azienda (forma sociale, indirizzo, idea commerciale, obiettivi, ecc.), affiliazioni, situazione attuale dell'attività (precedenti e sviluppo, ecc.), amministratori e comitato direttivo, nomi e esperienze, bilanci (ultimi 3 anni), espansione e previsioni di sviluppo.
- Il Franchisee: Informazioni su obblighi e responsabilità dell'affiliato (policy dell'affiliante per quanto riguarda il capitale, fidi bancari o altra forma di approvvigionamento di capitale necessario al finanziamento del franchisee), obbligo del franchisee ad essere operativamente attivo, assortimento, segmenti di competenza clienti e territoriale, obiettivi di volume e/o redditività.
- Il concetto: Informazioni sui corsi di formazione (quella iniziale per l'avvio dell'attività e quella successiva, modalitá, tempistiche, titolari dei corsi), assortimento e contenuti (prodotti e servizi, livello prezzi raccomandati, ecc.), ambito territoriale (in esclusiva o meno), marketing (titolarità degli indirizzi delle PR e della promozione, ecc.), sistemi informatici, assistenza, ecc, proprietà intellettuali, royalties (in tutte le forme previste, una tantum e continuative), investimenti e spese d'ingresso per l'inizio dell'attività, piano economico.
- Il contratto: Consegna della copia del contratto di franchising da sottoscrivere e possibilità da parte dell'affiliato "in fieri"di sfogliare, sotto sorveglianza, il manuale di conduzione.
Per quanto riguarda il contratto le sue clausole sostanziali dovranno, secondo l'Associazione Svedese del Franchising, disciplinare quanto meno le seguenti aree:
- I diritti del franchisor;
- I diritti del franchisee;
- I beni e/o i servizi che verranno forniti al franchisee;
- Gli obblighi del franchisor;
- Gli obblighi del franchisee;
- Le condizioni di pagamento del franchisee;
- La durata del contratto, sufficiente almeno a permettere l'ammortamento dell'investimento specifico per la tipologia di attività del franchising;
- Le condizioni del rinnovo del contratto;
- Le condizioni per la vendita o il trasferimento di segni distintivi del franchisor, di marchi, di allestimenti, logotype, o altri elementi di identificazione;
- Il diritto del franchisor di modificare i modalità e contenuti del sistema di franchising o di adottare metodi e contenuti nuovi;
- Le condizioni per la risoluzione del contratto;
- Le condizioni di riconsegna immediata al franchisor, o ad altro avente diritto, di ogni proprietá materiale o intellettuale in caso di conclusione del rapporto.
Per quanto riguarda gli obblighi delle parti si può dire che il franchisor risponde di tutti gli aspetti che assicurano economie di scala del sistema: cura e sviluppo dell'assortimento, coordinamento degli acquisti, sviluppo dei sistemi amministrativi, promozione istituzionale, controllo del livello di qualità del sistema ("monitoring"), informazione, formazione teorica e tirocinio. Il franchisor deve rispondere anche dell'immagine e del profilo del sistema, assicurando che esso venga recepito dal mercato come una entità unica. Gli obblighi del franchisee comportano invece responsabilità simmetricamente opposte a quelle del franchisor come ad esempio quella di vendere un determinato assortimento ad un determinato prezzo, di rispettare le regole che il franchisor assegna per affermare il profilo del sistema, di assicurare un'adeguata copertura promozionale locale/regionale, di prender atto delle informazioni di sistema e partecipare ai corsi di formazione organizzati dal franchisor, di permettere i controlli di qualità richiesti dal franchisor, di trasmettere i bilanci e pagare le royalties.
A conclusione si ribadisce che siccome il rapporto di franchising si basa prevalentemente sul contratto concluso tra le parti - non essendo il franchising disciplinato in modo specifico dalle leggi del Paese - è importante che esso contempli quanti più aspetti possibili del futuro rapporto di collaborazione. Avendo infatti le parti interesse ad assicurare il successo dell'attività è bene che tutte le condizioni che costituiscono gli elementi fondamentali del rapporto vengano disciplinate dal contratto, anche se successivamente molti aspetti verranno trattati in modo meno formale.
FRANCHISING TRASPARENTE
Nell'ottobre del 2003 il comitato interministeriale affidava al giudice Gudmund Toijer il compito di aprire, per conto del ministero di grazia e giustizia, un'inchiesta al riguardo di certi aspetti del sistema commerciale del franchising.
Nel corso dell'inchiesta il giudice Toijer sentiva anche le organizzazioni e le autorità la cui sfera di competenza poteva essere coinvolta dalla sua ricerca e alla fine del 2004 presentava il Promemoria UPPLYST FRANCHISING (franchising TRASPARENTE), considerando conclusa la sua missione.
Il compito
Il compito pricipale del magistrato è stato a) quello di analizzare il modello Unidroit per una legislazione nazionale relativa alle informazioni dovute in occasione della stipulazione di un contratto di franchising e di pronunciarsi sulla necessità e sulla portata di una corrispondente legge nel sistema del diritto svedese. La missione comportava anche una valutazione di ulteriori misure miranti a rafforzare la posizione dell'affiliato in relazione b) al ricorso alla procedura arbitrale e c) al bisogno di regole specifiche per la risoluzione del contratto.
L'obbligo dell'informazione da parte dell'affiliante
Dopo aver
- Premesso che in tutti i rapporti contrattuali l'informazione data alla controparte deve essere rilevante e corretta,
- Constatato che il contratto di franchising è caratterizzato dalla posizione dell'affiliato che, nella grande maggioranza dei casi, è regolata da un contratto standard, che per un lungo periodo di tempo pone l'affiliato in una situazione di forte dipendenza dall'affiliante, a cui viene lasciato un ambito di manovra molto limitato dovendo egli in molti casi subire sistemi di indirizzo e controllo da parte dell'affiliante molto ampi e rigidi,
- Constatato ulteriormente che nei sistemi di rappresentanza commerciale in franchising l'affiliante ha una conoscenza esclusiva del proprio sistema e che quindi l'affiliato è totalmente dipendente dall'informazione fornita dall'affiliante per ben comprendere i diritti e gli obblighi che emanano dal contratto di franchising,
Il magistrato conclude sottolineando l'importanza che al futuro affiliato vengano fornite tutte le informazioni necessarie per capire la portata del contratto e per ben rendersi conto degli obblighi derivanti dalla sua posizione di affiliato. Tali informazioni possono essere fornite unicamente dall'affiliante.
Il giudice Toijer passa quindi in rassegna i pro ed i contro dell'attuale regolamentazione informale relativa alle informazioni fornite in occasione della stipulazione del contratto di franchising: una serie di raccomandazioni più o meno vincolanti che l'Associazione Svedese del Franchising (SFF) propone ai propri soci. SFF fornisce anche una “checklist” al fine di aiutare l'affiliato a controllare che il contratto contempli tutti gli aspetti più importanti del futuro rapporto. I consigli e le raccomandazioni di SFF sono accessibili anche ai non soci. Il magistrato esprime quindi i suoi dubbi sulla sufficienza di raccomandazioni non sanzionate di un'associazione al riguardo del quando, come e in che misura debba esserci uno scambio di informazione prima della stipulazione di un contratto di franchising e si domanda se non sia invece necessario rafforzare ulteriormente il diritto all'informazione dell'affiliato. Sposa quindi la soluzione legislativa anche alla luce di un inchiesta condotta presso un numero di franchisor e di franchisee, dalla quale risulta che una grande maggioranza di interpellati è favorevole ad un obbligo informativo a carico dell'affiliante imposto per legge.
A questo punto diventa suo obiettivo quello di presentare una proposta di legge che superi la prassi corrente, assicurando un articolato e corretto scambio di informazioni prima della stipulazione del un contratto di franchising; un tale rilevante scambio di informazioni crea presupposti legali alla conclusione di contratti ben equilibrati e induce il futuro affiliato, più di quanto succeda oggi, a ben riflettere su tutti i diversi aspetti dell'accordo. Un ampliamento del corredo informativo in combinazione con un'aumentata conoscenza dei contenuti dell'accordo può a sua volta portare ad una diminuzione dei contenziosi legati al rapporto di franchising, con la positiva conseguenza di un aumento di interesse per questa forma di collaborazione commerciale.
Per quanto riguarda la formulazione legislativa dell'obbligo informativo a carico dell'affiliante, il giudice Toijer non accetta il modello Unidroit ed esclude pure che il testo della legge debba contenere un esauriente elenco di informazioni che l'affiliante deve fornire al futuro affiliato per non incorrere in sanzioni. Egli invece sceglie un testo che permette di adeguare l'obbligo informativo al sistema di franchising interessato, allo sviluppo dell'attività di franchising nel tempo, alle precedenti esperienze dell'affiliato ed al suo effettivo bisogno di informazione. È insomma di estrema importanza che l'affiliante informi puntualmente il futuro affiliato al riguardo di circostanze e clausole che comportano o possono comportare più o meno incisive conseguenze per l'affiliato. Per la stessa ragione il giudice Toijer vuole adottare una formula legislativa che non comporti un obbligo informativo a carico dell'affiliante quando non è necessario; invece egli sceglie l'alternativa di intervenire sull'affiliante solo nel caso in cui si siano di fatto constatati squilibri nel rapporto contrattuale, causati da insufficiente informazione. Il vantaggio di una tale costruzione è costituito dal fatto che le azioni per le omissioni di un affiliante non vengono intraprese retroattivamente colpendo rapporti esistenti, ma vengono rivolte a future collaborazioni dello stesso tipo. In altre parole: ad un affliante che ha omesso di dare al futuro affiliato necessarie informazioni nell'imminenza della stipulazione di un contratto di franchising, verrà proibito di incorrerre un contratto similare con un altro affiliato senza prima aver fornito quelle informazioni che, tenuto conto delle circostanze del contratto, sono considerate indispensabili.
Le informazioni dovranno essere fornite per iscritto almeno tre settimane prima della stipulazione del contratto. Il magistrato ipotizza anche casi in cui il periodo di preavviso può essere allungato (materia complessa e/o obblighi consistenti) o ridotto (rinnovo di contratto alle stesse condizioni; affiliato in precedenza alle dipendenze dell'affiliante ed in quanto tale familiare con il tipo di rapporto).
Un importante presupposto per proporre una regolamentazione legale della materia è la possibilità di assegnare una definizione ben precisa alla forma di collaborazione in franchising, onde evitare significative problematiche emananti dall'incertezza dell'appartenenza o meno della forma di collaborazione stessa all'ambito dell'applicazione della regolamentazione. Alla luce dei requisiti che una definizione legale deve rispettare - per poter abbracciare tutte le forme di collaborazione in sistema di franchising che possono ricorrere sul mercato nei diversi settori di attività, una tale definizione deve comprendere tutti gli aspetti che risultano fondamentali in un rapporto di collaborazione in sistema di franchising - ma lasciando allo stesso tempo ragionevoli spazi interpretativi all'autorità giudiziaria che dovrà decidere se un determinato rapporto di collaborazione rientra nell'ambito della forma di collaborazione in sistema di franchising, il giudice Toijer propone la seguente definizione:
Con contratto di franchising questa legge intende un accordo in base al quale un soggetto economico (franchisor) concede ad un altro soggetto economico (franchisee), verso corrispettivo diretto o indiretto, il diritto di usare la sua specifica formula commerciale relativa alla promozione di beni e servizi.L'affiliato deve inoltre, secondo contratto, usare segni distintivi ed altri diritti di proprietà intellettuale del franchisor; collaborare attivamente in occasione dei controllieffettuati dal franchisor al fine di verificare il corretto rispetto del contratto; aver diritto a forme di supporto quali la partecipazione a corsi formativi, consulenze amministrative e simili.
Il magistrato conclude il suo promemoria raccomandando che la sua proposta diventi legge dello stato a decorrere dal 1 gennaio 2006
La rescissione del contratto
Il magistrato si astiene dal proporre una regolamentazione legale al riguardo della risoluzione dei contratti di franchising, in quanto essi normalmente già contengono clausole relative alla risoluzione anticipata in concomitanza di determinati eventi o circostanze (olre a cause di rescissione per inadempienze contrattuali). Il giudice Toijer sottolinea invece l'importanza che le clausole di disdetta facciano parte integrante delle informazioni scambiate prima della stipulazione del contratto.
In tal modo il futuro affiliato saprà già dall'inizio valutare tutte le circostanze che possono essere alla base di una risoluzione del rapporto.
La clausola arbitrale
Con il pensiero rivolto ai notevoli costi che la procedura arbitrale può comportare per l'affiliato, il giudice Toijer ipotizza la possibilità di proibire, con o senza eccezioni, il ricorso alla clausola arbitrale nei contratti di franchising. Dopo aver esaminato gli aspetti negativi e positivi dell'istituto, il magistrato sconsiglia il divieto , raccomandando invece che in sede di sessione informativa che dovrà precedere la stipulazione del contratto, l'affiliante si prodighi per spiegare correttamente le motivazioni della scelta della procedura e le differenze formali e sostanziali tra un contenzioso affidato alla giurisdizione ordinaria e quello deciso da un collegio arbitrale.
La proposta di legge del giudice Toijer verrà discussa in autunno; è difficile fare previsioni sull'esito dell'iter legislativo.
Le istanze alle quali il promemoria è stato rinviato perchè su esso esprimessero i loro motivati pareti hanno durante il mese di aprile presentato i propri commenti.
Si riferisce di seguito la sintesi del parere dell'Associazione Svedese del Franchising (SFF):
………….” 1. Sintesi
Obbligo informativo
SFF è contraria a tutta proposta di legge prevalentemente per i seguenti motivi.
L'indagine non ha dimostrato l'esistenza di problematiche di rilievo nell'ambito dei sistemi di franchising, o l'esistenza di problematiche che motivassero un intervento del legislatore. Nella misura in cui problemi possano ricorrere, essi possono essere gestiti nell'ambito della esistente legislazione e dai sistemi di autoregolamentazione del settore. Le conseguenze di un intervento legislativo saranno invece decisamente negative, comportando l'introduzione di barriere a nuovi insediamenti. Le problematiche evidenziate dall'inchiesta sono comuni ad ogni sorta di impresa e non hanno nulla a che fare nello specifico con la forma di collaborazione in sistema di franchising.
La proposta è stata malamente integrata nella legge sulle clausole contrattuali tra soggetti economici, evidentemente in mancanza di migliori alternative. *omissis*
Non esistono ragioni per introdurre un definizione del franchising nel diritto svedese. La definizione proposta non è neppure appropriata in quanto essa preclude ogni forma di rapporto di proprietà o di legame giuridico tra le parti, escludendo così dall'ambito della legge molti sistemi di franchising. *omissis*
L'approvazione della proposta comporterà un significativo aggravio dei costi per le aziende che operano in sistemi di franchising.
Disdetta del contratto e clausola arbitrale
SFF approva che non vengano fatte proposte di legge in relazione al diritto di rescissione nei contratti di franchising e in relazione al ricorso alla clausola arbitrale nei contratti di franchising.”…………
5. Forme societarie svedesi
Tutte le società che vogliono svolgere un'attività in Svezia devono registrarsi presso la competente autorità di registrazione. Dopo la registrazione, all'attività viene attribuito un numero di registrazione, chiamato anche numero di organizzazione, che rappresenta l'identità dell'attività nei confronti delle autorità. Un'attività gestita sotto la forma di ditta individuale assume come identità il numero personale del titolare. Tutte le entità che svolgono attività economiche hanno l'obbligo di tenere regolare contabilità.
(a) Società per azioni (Aktiebolag, publikt, privat)
La società per azioni (AB = aktiebolag) viene costituita da uno o più soggetti e diventa persona giuridica all'atto della registrazione. Normalmente gli azionisti non assumono la responsabilità personale per debiti o altre obbligazioni della società. In Svezia la società per azioni può assumere due forme: privata e pubblica. Per costituire una società per azioni privata è necessario un capitale sociale di almeno 100.000 SEK (corone svedesi), mentre il capitale sociale minimo richiesto per la costituzione di una società per azioni pubblica è di almeno 500.000 SEK. La società per azioni nasce con l'atto costitutivo (e lo statuto come parte integrante) che rappresenta il contratto fondamentale tra gli azionisti e fornisce gli indirizzi della gestione della società. Gli organi sociali sono gli azionisti riuniti nell'assemblea dei soci, il consiglio di amministrazione, l'amministratore delegato e i revisori dei conti. L'assemblea ordinaria, alla quale ogni azionista ha diritto di partecipare, deve essere convocata una volta all'anno, entro sei mesi dalla chiusura del precedente esercizio sociale. Se necessario può essere convocata un'assemblea straordinaria. L'assemblea ordinaria approva, tra l'altro, il bilancio e nomina gli amministratori e i revisori dei conti. Il consiglio di amminstrazione risponde dell'organizzazione e della gestione degli interessi della società. La società per azioni pubblica deve avere un amministratore delegato, mentre quest'organo è facoltativo nelle società per azioni private. L'amministratore delegato viene nominato e revocato dal consiglio di amministrazione. L'amministratore delegato risponde dell'amministrazione ordinaria della società mentre i compiti del consiglio di amministrazione abbracciano prevalentemente questioni di carattere centrale. La società per azioni non può essere registrata se non è stato nominato almeno un revisore dei conti. I revisori dei conti controllano l'operato del consiglio di amministrazione e dell'amministratore delegato.
Una società madre ed un'affiliazione costituiscono un gruppo ("koncern") se ricorrono le condizioni previste nel capitolo 1, articolo 5 della legge sulle società per azioni. In alcuni casi, nel gruppo, solo l'affiliazione svolge attività operative mentre il compito della società madre è quello di gestire la proprietà delle azioni dell'affiliazione e di dirigerne l'attività. In questi casi la società madre viene considerata società holding.
(b) Società commerciale (Handelsbolag)
La società commerciale è disciplinata dalla Legge (1980:1102) sulle società commerciali e sulle società semplici ("bolagslagen"). La società commerciale è una forma societaria costituita da due o più soci che si impegnano con contratto a condurre congiuntamente un'attività economica. La società commerciale diventa persona giuridica ed acquista capacità legale con la registrazione nel registro delle imprese potendo quindi acquistare diritti e assumere obblighi e comparire come parte in giudizio e nei confronti delle autorità. La linea di demarcazione tra la società e i soci è molto sottile in quanto i soci rispondono personalmente, illimitatamente e solidalmente per le obbligazioni sociali. Normalmente tutti i soci hanno la rappresentanza della società ed il potere di firma.
(c) Società in accomandita (Kommanditbolag)
Con alcune eccezioni, la normativa delle società commerciali disciplina anche le società in accomandita. La società in accomandita è una società nella quale uno o più soci si riservano di rispondere per le obbligazioni della società limitatamente alla quota conferita. Caratteristico quindi della società in accomandita è la presenza di due categorie di soci: i soci accomandatari ("komplementärer") che rispondono per le obbligazioni della società come i soci della società commerciale (personalmente, illimitatamente e solidalmente) e i soci accomandanti ("komanditdelägare") che rispondono solo parzialmente per le obbligazioni della società. La società in accomandita diventa persona giuridica ed acquista capacità legale con la registrazione nel registro delle imprese potendo quindi acquistare diritti e assumere obblighi e comparire come parte in giudizio e nei confronti delle autorità. Il diritto di rappresentanza spetta solo ai soci accomandatari.
(d) Ditta individuale (Enskild firma)
La forma societaria di un unico soggetto che svolge attività economica è denominata ditta individuale quando una persona fisica gestisce l'attività. L'impresa che assume questa forma non diventa persona giuridica e il titolare risponde personalmente per le obbligazioni della ditta. L'imprenditore che esercita l'attività commerciale deve tenere regolare contabilità avendo l'anno solare come periodo contabile. La ditta individuale non è normalmente tenuta alla nomina del revisore dei conti per il controllo dell'attività dell'imprenditore.
(e) Associazione economica (Ekonomisk förening)
L'associazione economica è una persona giuridica costituita da almeno tre persone fisiche o giuridiche e che si fonda per l'appunto sulla loro capacità di cooperare. L'associazione economica diventa persona giuridica ed acquisisce capacità legale con la registrazione nel registro delle imprese potendo quindi acquistare diritti e assumere obblighi e comparire come parte in giudizio e nei confronti delle autorità. Nella legge (1987:667) sulle associazioni economiche esse sono definite come unioni che svolgono attività allo scopo di promuovere gli interessi economici degli associati. In via di principio l'associazione è aperta a tutti i soggetti che vogliono partecipare e che rispettano le condizioni stabilite nello statuto. Le regole che valgono per le associazioni economiche sono molto simili a quelle previste per le società per azioni: anche le associazioni economiche hanno un'assemblea, un consiglio di amministrazione, un revisore e un amministratore delegato (non è una condizione nelle associazioni minori). I soci delle associazioni economiche rispondono per i debiti e per le altre obbligazioni dell'associazione solo limitatamente alla parte di capitale che si sono impegnati a versare.
(f) La filiale (Filial)
Le persone giuridiche estere che vogliono avviare un'attività in Svezia senza registrare una società affiliata possono creare una filiale. Questa viene definita dalla legge svedese (1992:160) come un "ufficio distaccato"con amministrazione propria. La filiale costituisce parte integrante dell'attività della casa madre e non diventa persona giuridica. La filiale non ha capitale sociale ed il suo patrimonio è parte integrante del patrimonio della società madre. Tutte le società straniere che svolgono attivitá economiche in Svezia con questa forma devono registrare la filiale prima che essa possa avviare l'attività. La filiale svedese deve avere per legge un amministratore delegato - almeno residente in un Paese EES - con potere di rappresentanza per tutti gli scopi dell'attività, un revisore autorizzato o riconosciuto ed un soggetto registrato come destinatario di notifiche se l'amministratore delegato è residente all'estero; la filiale non è tenuta ad avere un proprio consiglio di amministrazione. La sua denominazione sociale deve comprendere il nome della società madre straniera con un chiara indicazione della sua nazionalità e con l'aggiunta di "filiale", "filiale di"o dicitura simile. La filiale deve tenere una contabilità propria, separata da quella della società madre, e deve normalmente approntare bilanci e depositarli.
6. La tassazione delle società in Svezia
Le società per azioni vengono tassate unicamente per il reddito del'attività svolta; anche le entrate o le perdite generate da operazioni in capitale, pur non inerenti all'attività svolta dalla società, vengono computate nel reddito; la responsabilità fiscale in Svezia sussiste anche se il reddito è stato generato da attività economiche svolte all'estero. L'imposta sul reddito delle società per azioni è pari al 28 per cento del reddito imponibile. L'imposta sul valore aggiunto ("moms") viene pagata dalla società quando i beni e servizi fatturati sono soggetti all'imposta sul valore aggiunto, quando la fatturazione avviene nel contesto dell'attività dell'azienda ed è effettuata nell'ambito del territorio nazionale. I dividendi per quote di controllo in altre società per azioni o associazioni economiche svedesi non sono di regola tassati. Per le aziende l'imposta sul valore aggiunto non rappresenta normalmente un costo, perchè esse hanno generalmente diritto a detrarre l'imposta sul valore aggiunto pagata per acquisti inerenti all'attività svolta.
In Svezia i gruppi di società (koncern) non sono soggetti fiscali; vengono invece tassate separatamente le singole entità giuridiche del gruppo. La legislazione fiscale tiene tuttavia conto del rapporto di interdipendenza tra società del gruppo, per esempio nel caso di contributi intersocietari che permettono aggiustamenti al fine di realizzare risultati in pareggio.
Le società commerciali e le società in accomandita non sono soggetti fiscali; la responsabilità fiscale in questi casi grava sui soci.
L'attività della filiale di una società straniera viene tassata in Svezia; il tasso di prelievo fiscale è simile a quello previsto per le società per azioni e cioè pari al 28 per cento del reddito imponibile della filiale.
7. Studi legali svedesi spacializzati in franchising
Il contratto di franchising, proprio per la sua natura atipica e per la mancanza di una legislazione specifica che ne regoli la fattispecie, può essere materia complessa ed è perciò sempre consigliabile fare riferimento a legali esperti del settore. Di seguito vengono comunicati gli estremi di studi legali (anche bilingue, svedese-italiano) con competenza in materia di franchising.
Advokatbyrån Jonas Gulliksson ABAdvokat: Carl-Johan Thörn
Box 4171
SE-203 13 MALMÖ
Tel: +46 40-664 44 00 Fax: +46 40-23 17 65
www.gulliksson.se Advokatfirman Bergling & Partners
Advokat: Staffan Bergling
Box 5722
SE-114 87 STOCKHOLM
Tel: +46 8-614 58 30 Fax: +46 8-614 58 58
www.bergling-partners.se Advokatfirman Delphi & Co
Advok: Anders Fernlund
Box 1432
SE-111 84 STOCKHOLM
Tel: +46 8-677 54 00 Fax: +46 8-20 18 84
www.delphilaw.com Advokatfirman Lindahl KB
Advokat: Anders Frigell
Box 1203
SE-751 42 UPPSALA
Tel: +46 18-16 18 50 Fax: +46 18-14 46 79
www.lindahl.se Magnusson Wahlin Qvist Stanbrook Advokatbyrå
Advokat: Janna Hoffman
Box 7009
SE-103 86 STOCKHOLM
Tel: +46 8-407 09 00 Fax: +46 8-407 09 10
www.maqs.com Ramberg Advokater KB
Advokat: Per Lagerkvist
Box 7531
SE-103 93 Stockholm
Tel: +46 8- 546 546 00 Fax: +46 8- 546 546 99
www.ramberg.se Sagell Angsmark Anell Advokatbyrå AB
Advokat: Dan-Michael Sagell
Sveavägen 9, plan 9
SE-101 52 STOCKHOLM
Tel: +46 8-545 124 80 Fax: +46 8-545 124 89
www.sa-advokat.se Advokatfirman Fylgia KB
Advokat: Dimitrij Titov (bilingue)
Box 555 55
Nybrogatan 11, 4tr
SE-102 04 Stockholm
Tel: +46 8-442 53 00 Fax: +46 8-442 53 15
www.fylgia.se Advokatfirman Thomas Tendorf AB
Advokat: Thomas Tendorf
Brunnsgränd 4
SE-111 30 Stockholm
Tel: +46 8-678 34 10 Fax: +46 8-679 58 40
E-mail: thomas.tendorf@telia.com Hamilton & Co. Advokatbyrå HB
Advokat: Dag di Meo (bilingue)
Advokat: Sandra Marinilli (bilingue)
Box 715
SE-101 33 Stockholm
Tel: +46 8-505 501 00 Fax: +46 8-505 501 01
www.hamilton.se Wistrand Advokatbyrå Stockholm KB
Advokat: Lars Hasp (bilingue)
Box 70393
SE-107 24 Stockholm
Tel: +46 8-507 2 00 00 Fax: +46 8-507 300 00
www.wistrand.se
8. Incentivi finanziari
Le aziende che hanno sede in aree di sottosviluppo del Nord della Svezia sono ammesse a riduzioni dei contributi sociali per i dipendenti, hanno accesso a contributi per investimenti in patrimoni reali o intellettuali e per l'assunzione, la formazione ed il tirocinio di nuove forze lavoro.
Sul tutto il territorio nazionale invece sono previste riduzioni fiscali per manager stranieri che rivestono posizioni chiave in società di diritto svedese.
La Svezia non offre altri incentivi fiscali quali zone franche, detrazioni per investimenti in R&S o agevolazioni fiscali per la costituzione di fondi di riserva.
Vedasi anche il sito dell'autorità preposta alla promozione di investinmenti stranieri in Svezia, Invest in Sweden Agency, www.isa.se
9. Banche italiane
In Svezia non sono presenti uffici di rappresentanza o sedi operative di istituti finanziari italiani.